Gay & Bisex
Rinascita
Nobilis69
21.05.2026 |
304 |
2
"Dio, com'era buono! Cominciò dapprima a leccarlo tutto, poi decisamente a pomparlo..."
Era rimasto solo presto, Carlo. A soli 38 anni sua moglie, purtroppo, era mancata per un male incurabile. Gli ultimi anni erano stati un delirio tra ricoveri, interventi, chemioterapia e sofferenze indicibili. Carlo e Monica erano una coppia molto unita. Stavano insieme dai banchi di scuola. Lui carino, ma timido ed introverso, lei, invece, la bella, la più popolare. Lui le sbavava dietro con gli occhi e, nel segreto del suo letto, anche con altro. Lei, invece, non se lo calcolava minimamente, tutta presa nel suo essere una splendida teenager. Carlo ne era quasi ossessionato e di conseguenza si ammazzava di seghe.
Poi, una sera, a una festa estiva, Carlo si avvicinò per offrirle qualcosa da bere. Aveva pensato che lei gli avrebbe risposto picche, invece accettò. Con due bibite in mano, seduti su un muretto, parlarono a lungo; o meglio, Monica parlò a lungo mentre Carlo la ascoltava guardandola come si guarda un ritratto sacro. Cotto e stracotto, il giovinotto. Ad un certo punto Monica disse che si era un po' stufata e che sarebbe voluta andar via, ma che purtroppo era appiedata. Carlo si ridestò dal torpore dell'innamorato e disse:
«Che problema c'è! Ti accompagno io, ho lo scooter».
«Grazie Carlo. Tu ci sei sempre» e gli diede un bacio sulle labbra, a stampo per carità, ma pur sempre un bacio sulla bocca.
Arrivati a casa di Monica, Carlo ruppe gli indugi e disse:
«Ti va di andare a fare un giretto al lago domani? Puoi venire con me, andiamo insieme».
«Sì Carlo! Grazie, molto volentieri. Mi piace il lago, ci andrei spesso, ma da sola...»
«Non hai qualcuno che ti accompagna, qualche amica o un ragazzo?»
«No Carlino, sono un po' sola in questo periodo. Ho discusso con le mie amiche di scuola, che mi hanno girato le spalle e si sono tirate dietro tutti i ragazzi».
«Ma dai... non è possibile. Monica, l'anima della quarta B. Non ci credo».
E Monica scoppiò a piangere.
«Ci vediamo domani, Carlo. Ti va bene alle 10?»
«Ok» disse Carlo, mentre lei entrava in casa e lui la guardava attonito per quella insolita reazione.
Il giorno dopo passò a prenderla e andarono al lago. Provviste, costumi e teli negli zaini. Passarono una bellissima giornata a ridere e scherzare. Carlo era sempre più attratto finché, nel pomeriggio, mentre stavano sdraiati al sole, prese l'iniziativa e, balbettando tremendamente, si dichiarò:
«Non resisto più, devo dirtelo, Monica. Mi piaci da sempre, sono pazzo di te. Vuoi stare con me?»
Monica si tirò su a sedere guardandolo dritto negli occhi.
"Ecco" pensò Carlo, "ora mi fa una sonora risata in faccia..."
Invece Monica si avvicinò, lo abbracciò appoggiando la testa sulla sua spalla e poi lo baciò teneramente.
«Non sai quanto ho aspettato questo momento. Anche io sono innamorata di te!».
«Ora ci siamo solo io e te...»
E si baciarono di nuovo.
Passò il periodo della scuola, poi l'università, ma il loro amore era solido. Entrambi avevano un buon lavoro e così decisero di sposarsi. Un matrimonio felice il loro, fino a quel giorno in cui Monica non sentì quel nodulino sul seno.
Fece tutti gli accertamenti e la diagnosi fu devastante: cancro. Immediatamente ci furono l'intervento e le terapie, ma il maledetto ospite l'aveva riempita di metastasi. Dopo tre anni di sofferenza Monica morì, in una notte di luna piena.
Carlo morì con lei. Non fisicamente, ma psicologicamente. Non vedeva quasi più nessuno, perché finiva sempre che parlavano di Monica. Solo il lavoro gli era rimasto, insieme alla cura della loro casa.
Un giorno, mentre era a fare la spesa, si sentì chiamare. Era Ernesto, un signore suo coetaneo che aveva conosciuto in oncologia quando accompagnava Monica.
«Carlo! Buongiorno! Come stai?»
«Ciao Ernesto. Che vuoi che ti dica... provo ad andare avanti. Tu? Il tuo amico che accompagnavi?»
«Anche lui ha lasciato questo mondo, purtroppo. Ma senti, perché non vieni a cena da me?»
«Grazie, ma non so se sarò di molta compagnia».
«Fammi il piacere. Ti aspetto stasera. Porta il vino!»
«Ok. Preferenze sul vino?»
«Quello che vuoi».
Carlo si presentò alle venti a casa di Ernesto, un bell'appartamento in centro arredato con gusto.
«Eccoti! Ho preparato qualcosa, ma non sono un gran cuoco».
Mangiarono piacevolmente e sempre piacevolmente conversarono del più e del meno, una conversazione leggera. Poi passarono sul divano con in mano del buon brandy.
«Sai Carlo, ti capisco fin troppo bene. Vedi, il mio amico, Antonio si chiamava, non era solo il mio amico. È stato per anni il mio compagno. Abbiamo convissuto in questa casa quasi quindici anni. Tutto quello che vedi, quadri, mobili, arredi, tappeti, li abbiamo presi insieme anche se praticamente li ha scelti lui. Abbiamo mandato avanti il nostro rapporto con sobrietà. Nessun eccesso, nessuna ostentazione del nostro essere gay. Solo la consapevolezza della nostra unione».
Carlo lo ascoltava attento. Si ritrovava in quelle parole. Con Monica era stato così. Ernesto riprese:
«Ci piaceva la nostra vita insieme, avevamo un'eccellente intesa, dagli interessi al sesso. Ora quel letto e tutta questa casa mi appaiono enormi e vuoti».
«Stessa sensazione mia, Ernesto. Visto che non abbiamo avuto figli, sto meditando di vendere tutto e prendermi una casa più piccola. In quella, poi, ci sono troppi ricordi».
«Non lo fare. Quella casa è la vostra storia, come questa è la mia con Antonio. Vedrai, il tempo cura tutte le ferite. Certo, resteranno le cicatrici, ma in un corpo solido, guarito».
Chiacchierando fecero tardi. Quando Carlo arrivò a casa ripensò a quella serata e alle parole di Ernesto, che lo avevano colpito, quasi scosso.
Presero a frequentarsi assiduamente. Scoprirono interessi comuni, cominciarono a uscire insieme come vecchi amici: teatro, qualche concerto, il mare. Man mano che il tempo passava, la reciproca frequentazione era diventata per entrambi necessaria.
Poi arrivò quel giorno in cui Ernesto l'aveva portato al mare in una spiaggia nudista. Carlo, che aveva provato ad opporsi, era imbarazzatissimo.
«Dai su, Carlo! Non fare il retrogrado. Sei più ridicolo tu in costume, visto che il resto della spiaggia è nuda».
E Carlo si tolse il costume. Fu una piacevole sensazione. Si sentì accarezzato dalla brezza in zone in cui non pensava, ricavandone piacere.
«Ti piace allora il vento sulle palle!» disse Ernesto indicando il pisello barzotto di Carlo.
«Onestamente sì. Ti dirò, penso anche di essermi perso qualcosa in tutti questi anni...» disse indicando le persone intorno.
«Beh, posso dirti, dall'alto della mia esperienza, che ho visto di peggio. Riguardo te per esempio: hai quarantadue anni, un bel fisico, una bella barbetta e due occhietti belli vispi. Oltre che un bel didietro e un pisello niente male; ma, più che altro, sei una persona particolarmente interessante».
«Ernesto, ma ci stai provando con me?» disse Carlo.
«Onestamente?»
«Onestamente».
«Beh... onestamente... sì. Ci sto provando con te».
Carlo lo guardò, e vide davanti a sé una persona diversa. Una persona che gli stava dichiarando che gli piaceva. Da quanto non si sentiva così? Secoli.
«Spero di non averti turbato, Carlo...».
«No, Ernesto. Non sono turbato. Forse più stupito. Credo di aver capito che l'interesse verso un'altra persona è per la persona in sé, e non per quello che esteriormente appare. E questa è per me una rivelazione. Posso dirti una cosa? Mi piaci molto. Hai cultura, una bella testa pensante, sei una persona onesta e, perché no, hai un bel corpo che, stranamente, è da un po' di tempo che mi manda segnali che non intendo più ignorare».
Così Carlo si avvicinò e baciò Ernesto.
«Abbracciami, Carlo. Voglio sentire il tuo corpo...»
Si abbracciarono e si baciarono come due ragazzini alla prima cotta.
«Ernesto, bisogna smettere...»
«Perché?»
«Perché ho un pisello così duro che mi dovrò girare di spalle per non dare spettacolo. Dopotutto siamo in spiaggia, per quanto nudista...»
«Ahahahah, anche io... Senti, ma se tornassimo a casa e proseguissimo lì questo discorso?» fece Ernesto, mentre con un dito gli stimolava un capezzolo.
«Approvato... andiamocene».
Salirono in macchina e andarono a casa di Ernesto. Già in ascensore cominciarono le danze: un bacio che non ammetteva repliche, un gioco di lingue pazzesco con cui, oltre alla saliva, si scambiavano il desiderio. Entrarono in casa baciandosi. Cominciarono a spogliarsi vicendevolmente mentre limonavano, e così si ritrovarono sul letto.
«Per me è la prima volta con un uomo» disse Carlo ad Ernesto.
«Segui l'istinto e prenditi tutto quello che vuoi».
Carlo allora si dedicò ai capezzoli di Ernesto, poi all'ombelico, fino a ritrovarsi con il membro di Ernesto in mano. Per un attimo non seppe cosa fare poi, vinti i dubbi, lo accolse in bocca.
Dio, com'era buono! Cominciò dapprima a leccarlo tutto, poi decisamente a pomparlo.
«Sicuro di non averlo mai fatto? Non si direbbe...» disse Ernesto, che nel frattempo aveva preso in bocca il membro di Carlo. E così ne nacque un sessantanove spettacolare, che culminò con una reciproca e potente eiaculazione.
«Cazzo, Ernesto! Ti ho fatto un pompino! Non avrei mai pensato che fosse così buono un uccello».
«Mai dire mai, Carlo!» E ripresero a baciarsi.
Dopo un po' i loro cazzi erano pronti per il secondo round. Carlo era spaesato, ma con una gran voglia di fottere.
«Prendimi, Carlo!»
«Non ho mai scopato un culo, Ernesto, meno che mai di un uomo. Guidami tu! Ti voglio...».
Così Ernesto fece mettere Carlo sdraiato e salì sopra di lui. Prese in mano il suo membro, se lo portò sul buco e vi si sedette sopra piano piano. Carlo era in paradiso, mentre Ernesto sentiva che quel palo che lo riempiva era il completamento di quello che da tanto tempo mancava ad entrambi. Scoparono così, a smorzacandela, a lungo.
«Ti prego Carlo, non venire ancora. Lo voglio tutto tutto... dai... dai così... così...».
«Ernesto... Ernesto... ohhhhh... Dio santissimo...».
«Carlo... Carloooooo, vengoooooo...» disse Ernesto sborrando a fiumi ovunque.
«Anch'io... anch'io... anch'ioooooo...» disse Carlo vuotandosi nel retto di Ernesto.
Si ritrovarono così pieni di sperma dentro e fuori.
Restarono li sdraiati a guardarsi ed a respirarsi.
«Grazie di esistere, Carlo. Tu non puoi sapere che terapia sei stato per me in questi mesi. Credevo che dopo Antonio non mi sarebbe mai più capitato nulla. Invece sei arrivato tu...».
«Anche per me è stata la stessa cosa. Mi ero quasi rassegnato a una vita senza senso, piatta. Invece ho scoperto che il mondo è pieno di persone stupende e fra queste ci sei tu. La mia rinascita».
Si baciarono di nuovo.
La loro storia era cominciata in un momento di disperazione e si era trasformata in una stupenda realtà.
«Cosa facciamo adesso, Carlo?»
«Facciamo che passo la notte qui. Domani sarà un magnifico nuovo giorno. Degno di essere vissuto».
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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